Nella zona limitrofa a Il Cairo ci sono diversi siti archeologici di grande importanza storica riconducibili alle prime dinastie di faraoni. In questo articolo vi racconto cosa potete vedere a Menfi, l’antica capitale dell’Egitto unificato.
Contenuti del post:
Come si raggiunge
Menfi si trova sul lato occidentale del fiume Nilo, dista 32 chilometri da Il Cairo e 25 chilometri da Giza. La potete raggiunge in autonomia. Vi basterà contattare Uber che è comodo ed economico e potete pagarlo direttamente dall’applicazione sul vostro cellulare.
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In alternativa potete partecipare ad una delle escursioni organizzate in partenza da Il Cairo che includono oltre a Menfi anche la visita alle Piramidi di Giza e a Saqqara. Ecco alcuni esempi:
- escursione alle Piramidi di Giza, Menfi e Saqqara in lingua italiana di 8 ore con pranzo incluso;
- tour di Menfi, Saqqara e le piramidi di Dahshur in lingua inglese di 5 ore;
- escursione a Menfi e Saqqara con approfondimento archeologico in lingua italiana di 6 ore con pranzo incluso.
Modalità d’accesso
- Ingresso a pagamento: EGP 200 (circa € 3,35)
- Parcheggio auto: EGP 25 (circa € 0,45)
- Orario: 08:00 – 16:00 tutti i giorni; 08:00 – 15:00 il mese del Ramadan
- Sito ufficiale: cliccate qui per consultare i prezzi e gli orari aggiornati.
Cosa vedere a Menfi
Menfi era l’antica capitale dell’Egitto unificato ed è stata fondata nel 3.100 a.C. dal faraone Menes, colui che ha unificato Alto e Basso Egitto. Era un importante centro sia politico che religioso e alcuni resti archeologici ritrovati in zona fanno ipotizzare esistesse già durante la Dinastia Zero (3.200 a.C.).
Il Colosso di Ramses II
Chi visita Menfi lo fa soprattutto per vedere il Colosso di Ramses II, una statua che era alta oltre 13 metri e che pesava circa 80 tonnellate. L’imponente statua raffigura uno dei faraoni più celebri dell’antichità, infatti, Ramses II ha governato l’Egitto per 66 anni ed il suo regno è ricordato per la grande ricchezza e stabilità politica.

Il ritrovamento
Il Colosso di Ramses II è stato trovato nel 1821 dall’egittologo italiano Giovanni Caviglia. Era in una zona paludosa ed era parzialmente sepolto così prima di estrarlo hanno dovuto drenare l’area. Durante l’estrazione però la parte inferiore è andata perduta ed ecco perché all’interno del museo lo si vede coricato e monco. Giovanni Caviglia sapeva che questi colossi di solito erano due identici e che erano i guardiani dell’ingresso di un tempio. Egli in particolare sosteneva che i due colossi di Ramses II dovevano essere i guardiani del Tempio di Ptah e così si mise alla ricerca del secondo colosso. Non solo lo trovò ma riuscirono anche a recuperarlo integro! Oggi lo si può vedere di fronte GEM di Giza.
I simboli del potere sul colosso
Il Colosso di Ramses II, scolpito da un unico pezzo di pietra calcarea, è l’unica statua del Museo Mit Rahina che si trova al chiuso. E’ possibile girarci attorno sia dal basso sia da una passerella sopraelevata e in questo modo è possibile studiarne ogni dettaglio.
Sul suo corpo si possono distinguere diversi simboli che esaltano l’influenza ed il potere che Ramses II aveva al suo tempo nonché la sua presunta natura divina. Il volto, calmo e sereno, presenta il caratteristico sorriso appena accennato e la barba finta che era associata al dio Osiride e simboleggiava il ruolo del faraone come mediatore tra gli dei ed il popolo. Sul capo indossa il tradizionale copricapo del faraone con entrambe le corone: quella dell’Alto e quella del Basso Egitto. Questo a simboleggiare il fatto che ha governato sull’Egitto unificato.
In mano, in teoria, stringeva due oggetti. Lo si deduce perché qui non si vedono ma nel colosso gemello ci sono quindi molto probabilmente c’erano anche in questo. Gli oggetti in questione sono i simboli del potere: da un lato lo scettro Heka a forma di bastone ricurvo che indica il comando divino ed il potere regale associato al dio Osiride mentre nell’altra il papiro arrotolato che simboleggia la sovranità e, quando è presente assieme allo scettro, ribadisce lo status eterno del faraone nonché il suo impegno a garantire l’ordine cosmico e governare, amministrare e proteggere il popolo.
I reperti all’esterno
Il Museo Mit Rahina è un museo all’aperto dove potete vedere le statue e i blocchi di pietra che sono stati ritrovati durante gli scavi archeologici sull’antica Menfi. Gli enormi blocchi di pietra che vedrete sulla destra, ad esempio, sono i letti su cui venivano mummificati i tori sacri ad Api prima di essere collocati nel Serapeum di Saqqara.
Tra le statue vedrete una Statua di Ramses II che si differenzia da quella interna dal copricapo e dal tipo di materiale usato. In questa, infatti, Ramses II indossa solo la corona bianca dell’Alto Regno (Luxor e Assuan) ed è stata scolpita da un blocco di granito, un materiale che non si trovava a Il Cairo ma che proviene dalle cave di Assuan.
Molto bella anche la vicina scultura che raffigura la Sfinge del Nuovo Regno. E’ più piccola rispetto a quella di Giza, è alta 4 metri, lunga 7 metri e pesa 80 tonnellate. Costruita durante la XVIII dinastia (1.700 – 1.1400 a.C.), è stata realizzata da un unico blocco di alabastro il ché la rende una delle statue in alabastro più grandi e meglio conservate dell’Antico Egitto giunte fino a noi. Chi rappresenta? C’è chi sostiene sia il faraone Amenhotep II chi, invece, sia il faraone Thutmose IV per via del suo rapporto speciale con la Grande Sfinge di Giza. Una delle tesi più affidabili ritiene che sia la regina Hatshepsut per via del suo caratteristico profilo laterale e la somiglianza con altre statue della sovrana.

Quando visitare Menfi
Se raggiungete Menfi in autonomia organizzate la visita o di mattina, all’orario di apertura, oppure nel primo pomeriggio. In entrambi i casi riuscirete ad evitare i pullman di turisti che solitamente arrivano intorno alle 09:00 dopo aver fatto colazione o nel tardo pomeriggio dopo aver visitato gli altri siti archeologici limitrofi.
Se avete domande non esitate a lasciare un commento o a scrivermi un’email 😊!
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