Quando arriverete nel Deserto Bianco vi troverete di fronte ad un paesaggio surreale. Una distesa di sabbia color miele costellata di candidi pinnacoli dalle forme più disparate e un cielo stellato che vi resterà nel cuore. Il Deserto Bianco si trova in Egitto, cosa vedere e come visitarlo lo scoprirete continuando a leggere l’articolo 😉!
Contenuti del post:
Come si raggiunge e come visitarlo
Il Deserto Bianco si trova all’interno di un’area protetta e dal 2002 è parco nazionale. Non ci sono strade asfaltate che lo attraversano, si raggiunge con un off road nel deserto e di conseguenza non potete visitarlo in autonomia. E’ obbligatorio affidarsi ad una agenzia locale e ad una guida turistica registrata, quasi sempre uno o più beduini esperti della zona, che vi porteranno ad esplorare il deserto a bordo dei loro fuoristrada.
Tutto ciò al fine di tutelare l’incolumità dei visitatori e l’ambiente tanto splendido quanto fragile. Le guide seguono percorsi prestabiliti al fine di portare i visitatori nei “punti salienti” in modo sicuro e senza andare a toccare le aree più remote e incontaminate del deserto.
Il punto di partenza di queste escursioni off road nel deserto è l’Oasi di Bahariya che si trova 365 chilometri a sud de Il Cairo. Dalla capitale sono circa 4 ore di auto lungo una comoda strada asfaltata. Fino a qui potete arrivarci anche in autonomia facendovi portare da un servizio taxi o usando un’auto a noleggio.
Il mio consiglio è di acquistare un tour completo in partenza da Il Cairo. Quelli proposti da Get Your Guide sono disponibili solo in lingua inglese mentre quelli proposti da Civitatis sono disponibili anche in lingua italiana. I tour che includono il Deserto Bianco vanno da 1 a 4 giorni:
Quando andare nel Deserto Bianco in Egitto
Il periodo migliore per visitare il Deserto Bianco in Egitto va da ottobre ad aprile quando le temperature diurne non superano mai i 32°C. Dovendovi consigliare un mese in particolare direi ottobre e inizio novembre oppure fine marzo e aprile quando le temperature diurne sono intorno ai 28°C e quelle notturne non scendono sotto i 12°C.
In inverno, tra dicembre e febbraio, la temperatura notturna può arrivare intorno ai 2-3°C e se decidete di pernottare nel deserto potrebbe non essere piacevole.
I mesi estivi ve li sconsiglio perché da fine maggio a metà settembre le temperature sono proibitive e talvolta di giorno si superano i 45°C.
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Storia geologica del Deserto Bianco
Il Parco Nazionale del Deserto Bianco, istituito nel 2002, è un’area protetta che si estende su una superficie di 3.010 km2. E’ una meraviglia naturale unica nel suo genere e una delle più spettacolari testimonianze geologiche d’Egitto.
Durante il Cretaceo, tra i 145 e i 60-65 milioni di anni fa, questa zona era ricoperta da un mare preistorico poco profondo. I coralli, le conchiglie, il plancton e i ricci di mare che lo popolavano usavano il calcio disciolto nell’acqua per costruire i loro gusci e i loro scheletri. Quando morivano si adagiavano sul fondale e mentre i corpi si decomponevano gusci e scheletri rimanevano lì. Nel corso dei millenni si sono accumulati formando degli strati di sedimenti di calcio e gesso che poi, indurendosi, sono diventati rocce bianche e brillanti.
Circa 5 milioni di anni fa, a causa dei movimenti tettonici e dei cambiamenti climatici, il fondale si è sollevato ed il mare si è ritirato. Quello che era il fondale marino si è ricoperto di vegetazione e di animali che oggi si trovano ad altre latitudini come leoni, giraffe e gazzelle. Sembra impossibile guardando l’attuale deserto ma di questa vita abbiamo testimonianza nelle iscrizioni rupestri trovate in tutta l’area sahariana e riconducibili tutte allo stesso periodo.
Le rocce emerse assieme al fondale marino erano composte prevalentemente da carbonato di calcio, erano quindi morbide e porose e hanno subito millenni di erosione da parte degli agenti atmosferici. Soprattutto del vento che, portando con sé la sabbia, le ha scavate, rimuovendo le parti più morbide e friabili e lasciando in piedi quelle più dure e resistenti. Ecco perché tutte le rocce hanno la parte superiore più grande rispetto a quella inferiore. Se noi oggi possiamo vedere tutto questo è grazie al lavoro millenario di Madre Natura!

Deserto Bianco: cosa vedere
Il Deserto Bianco non viene quasi mai incluso nelle principali rotte turistiche e questo perché la promozione turistica è ancora molto incentrata sulle piramidi, la Valle del Nilo e i resort del Mar Rosso. Chi si spinge fino a qui ha la possibilità di vedere un paesaggio surreale e meraviglioso.
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La Valle di Agabat
Arrivando dall’Oasi di Bahariya e dal Deserto Nero la prima vera tappa all’interno del Deserto Bianco ed il primo incontro con le sue formazioni surreali è la Valle di Agabat.
Il Wadi el-Agabat, in lingua locale, si raggiunge dopo un breve ma emozionante off road tra le morbide dune del deserto. I fuoristrada si fermano generalmente su una sorta di terrazza panoramica che si affaccia da un punto sopraelevato sul deserto.
Scesi dal veicolo e salendo sopra ad una cresta rocciosa affondando i piedi nella sabbia è possibile avere una visuale ancora più ampia. Il vento è spesso potente in questo punto perché s’infila tra le alte rocce e poi corre veloce verso il deserto a valle. Davanti a voi vedrete quello che era il fondale di un mare preistorico, e che oggi è una vasta distesa sabbiosa color miele. Il deserto è punteggiato da inselberg, ovvero rocce di varia grandezza e forma, tutte candide anche se in alcuni punti sono più scure a causa della sabbia depositata dal vento. Attorno alla base delle rocce la sabbia forma delle anse, una sorta di fossato, soprattutto attorno alle formazioni più grandi. Ma non ci sono solo “scogli”, in lontananza si possono scorgere anche falesie, torri rocciose e pinnacoli.
Consiglio: di solito si arriva qui intorno alle 16:30 quando la luce del pomeriggio rende tutto dorato. E’ il momento perfetto per fotografare il panorama! Il sole è alle vostre spalle, appena dietro alle creste rocciose dove si fermano le jeep e quindi voi siete all’ombra mentre il deserto riceve tutta la luce.

Le Dune di Karawin
Lasciata la Valle di Agabat l’off road nel deserto vi porta nell’area che precede il cuore del Deserto Bianco ovvero le Dune di Karawin. Il fuoristrada segue l’andamento delle dune e fuori dal finestrino vedrete scorrere le formazioni di roccia calcarea bianca, talvolta ruvidi pinnacoli e talaltra morbidi ciuffi di panna montata. Vi lasceranno a bocca aperta!
Le dune sono basse e sinuose, hanno il colore del miele ma di tanto in tanto esce la crosta bianchissima di duro calcare. Il panorama, sempre uguale ma anche così diverso ad ogni curva, è il vero protagonista del viaggio assieme all’ebrezza della guida movimentata tra le dune. Nel punto in cui le formazioni rocciose assumono le forme più particolari, proprio ad un’ora prima del tramonto, l’auto si ferma. Vi lasceranno circa 20 minuti per le foto e per godervi il panorama e le strane formazioni rocciose che a quest’ora assumono sfumature che vanno dal crema all’arancio. Alcune sembrano delle enormi lampade di Aladino!
La guida ci ha anche fatto notare, su alcune di esse, i segni di alcuni mitili fossili rimasti incisi nella roccia.
Attenzione: le rocce si possono toccare e potete sedervi sopra per scattarvi qualche foto. Evitate di scalarle salendo sulla parte sommitale, oltre a poter causare una rottura della roccia rischiate anche di farvi male. Evitate anche di inciderle scrivendo i vostri nomi, il lavoro scultoreo di Madre Natura è più che sufficiente.

Il Deserto Bianco
Superate le Dune di Karawin entrerete nel cuore del Deserto Bianco, il Sahra al-Beida, quello che gli antichi egizi credevano fosse la dimora di spiriti e divinità, un luogo di contatto tra il mondo terreno ed il mondo divino. E come dargli torto! Questo panorama è surreale 😍.
Il modo migliore per visitare il Deserto Bianco è a bordo di un fuoristrada. Correndo per ore muovendosi sinuosamente tra i pinnacoli che punteggiano la distesa desertica che talvolta è sabbiosa e talaltra è dura e bianca. La maggior parte delle formazioni rocciose assomigliano a yurte o a ciuffi di panna montata e poi ci sono quelle che ai miei occhi appaiono come scogli di piccole e medie dimensioni, sono gli hummock, e sono quelle più soggette all’erosione. Durante l’off road però non mancano tratti di deserto “spoglio” dove la sabbia è punteggiata semplicemente da bassi cespugli.
Le “figure” più famose, dove le guide fanno delle soste per permettervi di scattare le vostre fotografie con calma sono:
- il Dromedario in posizione accovacciata;
- il Fungo, alto più o meno 10 metri con il gambo sottile e la parte superiore semisferica che assomiglia al cappello di un fungo chiodino;
- il Pollo, ai piedi del fungo, è alto non più di 3 metri e ha la forma di un pulcino;
- il Coniglio, alto circa 10 metri è un coniglietto seduto di profilo e le orecchie in ascolto;
- i Tre Gelati, tre rocce identiche che assomigliano ad una coppetta con una generosa pallina di morbido gelato.
Un panorama incredibile e a tratti ipnotico nella sua semplicità e monotonia. Non ho mai visto un luogo simile in tutta la mia vita.
Attenzione: alcune rocce hanno il perimetro delimitato da corde. Non oltrepassatele. Sono state messe per tutelare le rocce più a rischio. Le guide spesso sorvolano ma vi prego fate in modo che il desiderio di tutelare la natura prevalga su quello di avere una foto ricordo!

Deserto Bianco: come cambia durante il giorno
Il modo migliore per vivere il Deserto Bianco e godere di ogni sua sfumatura è trascorrendoci almeno una notte, che, lasciatevelo dire, è una delle cose da fare almeno una volta nella vita! Questo, inoltre, è l’unico modo per ammirare il tramonto, l’imbrunire, la notte, l’alba e ovviamente il giorno pieno. In ogni momento della giornata il Deserto Bianco assume un fascino diverso.
Il tramonto che solitamente è intorno alle 18:20 rende tutto morbido, le ombre delle rocce si allungano sulla sabbia e le tonalità passano velocemente dal dorato all’arancio e poi il crepuscolo mette tutto in ombra. L’imbrunire, invece, è magico e impressionante perché le rocce candide sembrano brillare nel cielo notturno riflettendo fino all’ultimo secondo la luce del sole che ormai è sceso ben oltre la linea dell’orizzonte.
L‘alba è intorno alle 05:40 quindi per vederla dovete puntare la sveglia alle 05:15 ma ne varrà la pena! I primi raggi del sole illuminano le rocce bianche creando uno spettacolo di luci e ombre che lascia senza fiato, poi tutto si tinge di rosa e, infine, quando il sole si alza oltre l’orizzonte le rocce, brillando sotto ai suoi raggi, sembrando ancora più candide.
Attenzione: il tramonto sul Deserto Bianco lo vede solo chi sceglie l’escursione da 2,3 o 4 giorni. E’ anche per questo motivo che vi sconsiglio l’escursione nel Deserto Bianco di un giorno! Troppo poco tempo a disposizione e vi perdete i momenti migliori nel deserto: il tramonto, la notte stellata e l’alba.

Dormire nel Deserto Bianco in Egitto
Nel Deserto Bianco si dorme nei campi tendati che vengono allestiti dalle guide e dagli autisti che vi accompagnano durante il tour. Solitamente scelgono posti al riparo di alte pareti rocciose e usano i fuoristrada come muro.
La toilette è in natura, dietro le rocce più grandi, e la doccia ovviamente non esiste ma ci sono le taniche di acqua per potersi lavare le mani.
Se avete bisogno di caricare i cellulari c’è un piccolo generatore in auto che viene usato a tale scopo oltre che a dare corrente alla tenda cucina il tempo necessario per preparare la cena. Si possono caricare anche le batterie dell’attrezzatura fotografica ma se riuscite cercate di portare con voi delle batterie di ricambio così non avrete questa esigenza.
Di notte scende l’umidità, la temperatura di fa più fredda ma il vento si placa. Le tende sono equipaggiate con tutto il necessario (sacchi a pelo e coperte) per dormire comodi e al caldo. Verranno montate e smontate dalle guide quindi non preoccupatevi se non siete capaci.

Cosa si mangia nel Deserto Bianco
A cena vengono serviti i piatti della tradizione beduina che vengono preparati al momento e che si mangiano condividendoli tra tutti i presenti. Ci si siede a terra attorno ad un tavolino su tappeti in cotone e morbidi cuscini. Il benvenuto agli ospiti (ovvero noi turisti) viene dato offrendo dolcissimi datteri, frutta fresca tagliata a cubetti e dell’ottimo te caldo. Il pasto principale, invece, è a base di zuppa di pomodoro, riso con verdure, patate in umido e cosciotti di pollo grigliati. Piatti semplici e sostanziosi con ingredienti a chilometri zero, infatti, tutto quello che abbiamo mangiato è stato coltivato e allevato nelle oasi nei dintorni.
A fine pasto sarete invitati a sedervi attorno al fuoco a bere del te beduino. E’ il loro digestivo perché essendo musulmani non consumano alcolici ma, bevuto caldo, aiuta anche a scaldarsi mentre si rimane per ore a guardare il cielo stellato. Non essendoci inquinamento luminoso vedrete tante stelle come mai nella vostra vita!
Alla mattina, invece, la colazione è a base di pita scaldata in padella da guarnire con miele millefiori, marmellata ai fichi e burro casereccio. Da bere vi offriranno i succhi di frutta confezionati oppure dell’ottimo caffè beduino.
Se avete domande non esitate a lasciare un commento o a scrivermi un’email 😊!
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